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La McLaren si schiera con la medicina. Dalla F.1 una soluzione per i malati di cuore

 
Moreno
1 aprile 2010
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La Formula 1 al servizio della medicina. Se le migliori tecnologie nascono e sono sperimentate nello spazio, adesso anche i circuiti di F.1 diventeranno sede dei test per importanti soluzioni mediche. A scoprire la grande utilità del Circus è stata la NHS Surrey, azienda medica che si occupa di trovare la soluzione per monitorare a distanza i pazienti malati di cuore. Sulla pista dell’Albert Park a Melbourne la McLaren si è prestata per un importante esperimento medico che potrebbe consentire una vera rivoluzione nel campo della medicina. Jenson Button, pilota inglese del team di Woking vincitore del Gran Premio d’Australia, si è fatto applicare dei sensori sul petto per monitorare le pulsazioni del cuore durante la gara. Durante la corsa ai box sono stati inviati 300 flussi di dati sia sulle condizioni fisiche di Button, che sullo stato della MP4-25 che hanno consentito ai tecnici di risolvere tutte le piccole problematiche per poi vincere la gara. L’idea della Nhs Surrey sarebbe quindi quella di applicare la tecnologia sperimentata dalla McLaren all’uomo comune, riuscendo a risparmiare addirittura dai 10 ai 20 milioni di sterline. La telemetria – la scienza che viene studiata dalla medicina per monitorare a distanza i pazienti – è da anni utilizzata in F.1 e dallo scorso anno la McLaren collavora con il “Uk Sport” per migliorare le prestazioni di ciclisti, canoisti e velisti. Se la telemetria permette di migliorare nello sport, perché non potrebbe salvare la vita ai pazienti affetti da malattie circolatorie? È questa la domanda a cui stanno rispondendo gli esperti medici inglesi che vorrebbero utilizzare la rete wi-fi per ottenere dati in tempo reale dei pazienti attraverso gli elettrocardiogrammi. “Stiamo facendo interessanti progressi – ha dichiarato Stephen Rose, uno degli responsabili del progetto in McLaren –. La nuova tecnologia permetterebbe un grande risparmio perché si eviterebbero ricoveri inutili e i pazienti sarebbero sempre monitorati”. E se durante un GP è possibile ottenere l’invio di 300 dati di un pilota contemporaneamente, perché non si potrebbe fare lo stesso con altrettanti pazienti malati?

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