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Schumacher dimentica la Ferrari: “Alla Mercedes si parla tedesco”

 
Moreno
14 gennaio 2010
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schumi_mercedesDalla Ferrari alla Mercedes Gp il passo è breve. Per averne un’idea basta rivolgersi a Michael Schumacher, uno dei più grandi piloti del mondo, che in agosto (dopo l’incidente a Felipe Massa il 25 luglio) era stato vicinissimo a rientrare in pista con la Ferrari del brasiliano, ma che poi in inverno ha trovato sotto l’albero di Natale la chiamata di Ross Brawn (la mente dei successi di Schumi) alla Mercedes Gp. E così, senza troppe remore, il campione tedesco ha abbandonato Maranello, dove ricopriva il ruolo di super consulente (attività che non è mai stata troppo chiara, né ha mai aiutato il team a vincere), per trasferirsi nella scuderia della casa automobilistica tedesca. E da Brackley (sede inglese della Mercedes Gp), Schumacher ha iniziato a lanciare frecciatine agli ex colleghi della Rossa. “Quello che ho trovato e che mi è piaciuto tanto, è stato trovare tante persone che parlano tedesco. Non c’ero abituato e lo trovo assolutamente molto piacevole” ha dichiarato l’ex iridato che prima di Natale ha visitato il quartier generale del team campione del Mondo. Peccato, però, che oltre a sembrare strano che gli inglesi abbiano accettato di parlare improvvisamente il tedesco, il gesto di Schumi non è stato carino nei confronti dei tifosi della Ferrari che per tanti anni hanno dovuto sopportare la presenza di un campione (ineguagliabile, certamente), il quale si è sempre rifiutato di imparare l’italiano, a parte qualche piccolo tentativo per giunta non molto riuscito. “È stato importante capire il modo di lavorare degli ingegneri: volevo capire ogni cosa, per conoscere il team da più vicino” ha poi concluso il pilota tedesco. Come se a Maranello Schumi rimanesse in disparte ad attendere che i tecnici lavorassero, senza neppure azzardare un consiglio. Se Michael è diventato grande, sicuramente è stato per le sue qualità e il suo coraggio, ma pure per i suoi consigli che hanno permesso ai meccanici della Ferrari (ma anche a quelli della Renault) di offrirgli una vettura sempre perfetta. Ma via, caro Schumi, ci vuoi dire che a Maranello non ti mettevano a tuo agio? Scusa, ma non riusciamo a crederci.

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