Fiat, confermata la permanenza della produzione in Italia

di Gtuzzi 1

Fiat ha voluto prendere una decisione qualche mese fa e sta cercando in tutti modi, a quanto sembra, di portarla avanti in maniera concreta. Infatti, il marchio del Lingotto continua a sostenere che non deve essere messa in dubbio la permanenza della produzione all’interno dei confini italiani: infatti, ancora una volta è giunta la conferma che Fiat non ha intenzione di chiudere alcun stabilimento situato nel Bel Paese.

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Si tratta di una conferma che ha l’obiettivo di stoppare le voci che si stavano rincorrendo negli ultimi tempi e, in modo particolare, tutte quelle indiscrezioni che volevano il marchio del Lingotto estremamente interessato a puntare in futuro sullo sviluppo di auto solamente su un numero selezionato di mercati.

fiat confermata permanenza produzione italiaSI PUNTA SUI BRAND PREMIUM

In realtà, il costruttore torinese avrebbe preso la decisione di puntare forte sulla realizzazione di auto appartenenti ai marchi premium, come ad esempio Alfa Romeo e Maserati e un altro brand di cui finora il marchio italiano non ha voluto parlare. Certamente, però, possiamo escludere che il terzo brand premium sia rappresentato da Lancia, che secondo Marchionne non sarebbe in grado di mettere in campo il medesimo fascino che, al contrario, è una delle caratteristiche principali di Alfa Romeo e Maserati.

BREAK-EVEN

Inoltre, il marchio del Lingotto ha evidenziato come ci sono le possibilità per arrivare al break even in Europa entro il 2015-2016: questa terminologia inglese significa l’esatto pareggio tra ricavi e perdite e vorrebbe anche dire tunnel d’uscita definitivo dalla crisi economica che ha colpito il mondo intero.
Nel corso di quest’anno, il marchio torinese ha dovuto fare i conti con una perdita operativa pari a circa 700 milioni, mentre per il 2013 le previsioni sull’intero mercato europeo non fanno sperare a nulla di buono, con delle perdite che si dovrebbero aggirare sui livelli del 2012.
Complessivamente, l’obiettivo di Fiat è quello di razionalizzare lo stesso il settore, rispettando però quanto previsto dai nuovi accordi con i sindacati.

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