BMW, una banda di operai ruba i pezzi di ricambio e li vende sul mercato nero

di Riccardo Guerra Commenta

Foto: AP/Lapresse

Non è tutto oro, quello che luccica nelle ultime pagine della storia della casa automobilistica tedesca BMW: a Monaco di Baviera, infatti, il costruttore di vetture di lusso è rimasto vittima di un piano criminoso, messo in atto da alcuni operai in diverse parti della fabbrica. Pare che ad essere coinvolti nell’operazione siano due dipendenti BMW ed un collaboratore esterno. Vediamo, nel dettaglio, quanto riportato dal Daily Mail.

L’indagine, partita prima a livello interno all’azienda, grazie all’interessamento di alcuni funzionari, e poi consegnata nelle mani della polizia locale, ha scoperto che alcune persone trafugavano pezzi di ricambio dallo stabilimento BMW di Monaco di Baviera, alias quartier generale della casa automobilistica dell’Elica, per poi essere iniettati all’interno del mercato nero dei ricambi. Ad una prima stima, i malfattori, con il loro piano criminogeno, avrebbero sottratto all’azienda motoristica beni per un valore vicino a 3 milioni di euro: il flusso di denaro che questa banda riceveva, commercializzando i pezzi di ricambio BMW attraverso aste online, sarebbe stato depositato in alcuni conti esteri, al fine di riciclare i proventi dal contrabbando illecito.

Il metodo della banda che ha inferto il colpo su BMW, ricostruito in queste ore da chi di dovere, sarebbe funzionato meno o più in questa maniera: pare che gli operai ricevessero un ordine di produzione falso e che, in seguito, richiedessero un controllo nel Reparto Qualità di uno o più pezzi. Lì, un complice avrebbe bollato il ricambio o i ricambi come difettosi, permettendo alla banda di far uscire il maltolto dalla fabbrica e di commerciarlo. Tra i pezzi di ricambio sottratti a BMW figurerebbero (almeno, così pare): passaruota, pomelli della leva del cambio, sistemi frenanti, piantoni di sterzo, chiavi, simboli e sedili. Non sappiamo a quanto ammonti il volume di furti né da quanto tempo i dipendenti rubassero dallo scaffale BMW. Certo è, invece, che i malfattori avevano organizzato un reticolato di fruitori di questa operazione, tra cui officine meccaniche e clienti privati: BMW fa sapere, da Monaco, che la maggior parte dei 31.000 dipendenti si possono definire onesti, ma anche che esistono sempre le mele marce, nel totale.

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