Enzo Ferrari muore oggi, come ventidue anni anni fa

di Riccardo Guerra Commenta

È il 14 di agosto del 1988, una domenica: ad un passo da ferragosto, nel bel mezzo delle vacanze estive – che lui tanto odiava –, se ne va. Lo fa silenziosamente. Aveva novant’anni. Allo stesso modo, il giorno successivo, con il sole ancora tiepido, viene salutato per l’ultima volta. Solo da quelle persone, oltre ai congiunti più stretti, che lui stesso aveva annotato su di un foglio – si dice – in un cassetto. Lo chiamavano il Drake, forse in memoria di quel sir Francis Drake, corsaro inglese del sedicesimo secolo. Per la sua determinazione nella gestione degli affari. Ventidue anni fa mancava Enzo Ferrari, il celebre patron del Cavallino.

Pensare che, a diciannove anni, dopo la morte del padre e del fratello, nel 1917, disperato per la mancanza di una traiettoria, pianse: lui, schivo e determinato, in seguito, darà vita alla più nota delle case automobilistiche emiliane nel mondo, ancora oggi sinonimo delle automobili sportive. A questo punto, però, la leggenda si mischia a tal livello con la realtà, che, la storia così sporcata non ha più l’alone di veridicità di cui avrebbe necessità.

Poco importa. A lui, ad esempio, la favola vuole che si debba la nascita anche di un’altra importantissima casa automobilistica sportiva del panorama italiano, quella di Sant’Agata Bolognese, Lamborghini: infatti – così si tramanda –, Enzo Ferrari e Ferruccio Lamborghini ebbero un diverbio in merito alla Ferrari del secondo, allora produttore di mezzi agricoli.

Ferruccio avrebbe manifestato copiose lamentele per il funzionamento della propria vettura, acquistata nel 1958: Enzo Ferrari, indispettito, laconico rispose: <<La macchina va benissimo. Il problema è che tu sei capace a guidare i trattori e non le Ferrari>>. La molla fece scattare il genio di Lamborghini, il quale, di lì a poco, avrebbe iniziato a progettare automobili sportive.

Mai uno sciopero: lui la sua azienda se la gestiva come fosse una grande famiglia. Era solitario, non viaggiò pressoché mai: fu il mondo a venire da lui. Lo fa anche oggi: le Ferrari si fanno a Maranello, il resto non conta. L’ultima visita la ricevette da Papa Giovanni Paolo II, ma, troppo malato per accoglierlo in carne ed ossa, lo poté ossequiare solo telefonicamente, con una cornetta e dei fili a far da tramite: lui, che quell’incontro l’aveva tanto agognato.

Pertini, da Presidente della Repubblica, lo volle omaggiare della sua presenza: arrivò in fabbrica con una Maserati blu: la sua unica colpa – si narra –, quella cioè di essersi recato là, presso il Drake, con una delle vetture maggiormente odiate dal Cavallino Rampante, gli costò una battuta tagliente, inferta dietro le spalle: Enzo Ferrari la pronunciò ad un collaboratore, stizzito: <<Vedi, la vecchiaia a me ha colpito le gambe, a lui ha preso la testa>>.

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