Formula 1, la rinnovata grinta di Hamilton: “Non é ancora finita. E ripenso a quel maledetto 2007…”

di Moreno Commenta

Gli ultimi tre Gran Premi sono stati devastanti per la stagione della McLaren e del pilota britannico Lewis Hamilton. D’altronde, i due ritiri intervallati da un anonimo quinto posto, hanno letteralmente dimezzato le possibilità di mondiale per Lewis Hamilton, che ora si trova al quarto posto nella classifica iridata con un gap di 28 punti dal leader Mark Webber. Tanti, forse troppi considerando i ritmi delle due Red Bull e questo Fernando Alonso davvero in forma, ma con 75 punti ancora in gioco, é vietato chiamarla missione impossibile.

Sarà forse anche per questo che Lewis Hamilton, è  tornato con la memoria a quel “maledetto2007 per la sua McLaren. L’anno dei litigi con il compagno di squadra e quel mondiale letteralmente gettato al vento. L’anno dell’ultimo titolo iridato Ferrari, quello targato Kimi Raikkonen: “E’ sempre più difficile ma in una situazione come questa, guardo a quanto è accaduto nel 2007. Penso che Kimi Raikkonen era 17 punti indietro a due gare dalla fine, ma è riuscito a vincere il campionato del mondo. Ho imparato in più di una occasione che il titolo non è vinto fino all’ultimo respiro, quindi non ho rinunciato definitivamente”.

È dunque ancora in corsa Hamilton e la sua rinnovata grinta non può che far bene per archiviare uno dei periodi peggiori della carriera dell’inglese. Sfortune ed errori imperdonabili e un titolo che il pilota McLaren ha visto improvvisamente allontanarsi. L’ultimo Gp di Suzuka è stato l’ennesimo amaro capitolo della stagione: “Non era facile su un circuito come Suzuka. Era necessario poter contare su una buona trazione per mantenere il ritmo. Per fortuna è una pista abbastanza veloce e quindi non avevo bisogno troppo delle marce basse. In Corea voglio vincere e so che possiamo riuscirci”. Ha proprio ragione Lewis: in Corea serve solo la vittoria. Nella speranza che questo possa bastare a rientrare in gioco. Anche perché, l’ennesimo passo falso, scriverebbe definitivamente la parola fine ai sogni iridati dell’inglese.

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