La Red Bull perderà se non favorisce Webber


A meno che la fortuna cambi direzioni e abbandoni per il resto del campionato Fernando Alonso, la Red Bull è obbligata ad adottare una strategia come hanno fatto i suoi rivali, diversamente si vedrà sfuggire l’occasione di vincere il campionato piloti e chissà anche quello costruttori.

La matematica favorisce Alonso che può vincere il suo terzo mondiale già in Brasile. A Fernando basta arrivare primo e sapere che Webber non abbia ottenuto una posizione migliore della quinta. Salita ancora più ripida per Hamilton che se dovesse vedere lo spagnolo vincere a San Paolo, stessa gara dove perse il titolo 2007, non avrà nessuna occasione di rimedio ad Abu Dhabi.

Vettel che dista da Alonso 25 punti confida le sue speranze in un ritiro del pilota asturiano. Ad Alonso infatti basta arrivare in qualsiasi posizione avanti al tedesco della Red Bull per eliminarlo definitivamente dalla corsa al titolo.

Un buon stratega concentrerebbe tutte le proprie energie sull’australiano Webber, più idoneo alla lotta con lo spagnolo, ma Horner continua ad insistere che la Red Bull non cambierà la sua politica e che dunque Sebastian e Mark scenderanno in pista senza nessuna strategia di squadra.

“Sarebbe sbagliato cambiare strategia in questo momento. Nessuno ha una palla di cristallo e nessuno poteva prevedere quello che è successo in Corea, nemmeno Ecclestone” ha detto Horner.

BMW, in arrivo una Serie 2?

È ancora un costruttore tedesco il protagonista della nostra attenzione: si tratta di BMW, la casa automobilistica dell’Elica di Monaco di Baviera. Quest’ultima avrebbe registrato, negli Stati Uniti, alcune sigle per l’indicazione di autovetture di nuova generazione, che potrebbero destare la vostra curiosità: 228, 230 e 235. Per quanto riguarda le ultime due cifre di tutti questi simbolici numeri, non c’è nulla di nuovo: 28, 30 e 35 indicano ciascuno lo stesso propulsore benzina 3,0 litri sei cilindri in linea, diversificato soltanto dalla potenza. È la prima cifra a dare qualche grattacapo: solitamente, nel linguaggio BMW, questo numero indica la Serie della vettura e dunque il segmento di appartenenza. Ora arriva il dubbio: una BMW Serie 2 mai s’è vista e mai è stata annunciata dal costruttore tedesco. Di che cosa stiamo parlando?

Porsche, un nuovo modello tra Porsche 911 e Porsche 918 Spyder

Dopo le numerose versioni speciali di Porsche 911, presentate durante le scorse settimane dalla casa automobilistica di Zuffenhausen, ed in seguito ad alcune indiscrezioni in merito allo sviluppo sempre più ecologico della gamma, verso una forte produzione ibrida, oggi ci occupiamo ancora una volta del costruttore sportivo del Gruppo Volkswagen e di una possibilità che potrebbe rivoluzionare di nuovo il listino di autovetture prodotte dalla Cavallina di Stoccarda. Sembra, infatti, che nel futuro il fabbricante tedesco realizzerà un’automobile sportiva di nuova concezione, da introdurre all’interno della gamma tra l’eterna Porsche 911 e la super-sportiva Porsche 918 Spyder, presentata all’inizio dell’anno in corso.

Volkswagen, dieci milioni di veicoli entro il 2015

La casa automobilistica teutonica Volkswagen, qualche tempo fa, in un momento di onirica onnipotenza, teorizzò di riuscire a raggiungere la produzione di 10 milioni di veicoli ogni anno in giro per il globo intero entro il 2018. Otto anni, dunque, per riuscire a solcare un traguardo impegnativo. Un’ambiziosa idea, forse. Ma i tedeschi di Wolfsburg sono talmente agguerriti da aver anticipato la sfida (macché 2018!): tale volume di produzione deve essere raggiunto tre anni prima, nel 2015, e cioè tra appena un lustro neppure. Questa mossa innalzerebbe il Gruppo Volkswagen al ruolo di maggiore costruttore a livello mondiale, superando quello che sino ad ora è stato il più spaventoso dei fabbricanti giapponesi e che, nell’ultimo periodo, ha perso una buona parte della propria tenacia (in seguito ad alcune sfortunate catene di richiami per difettosità), Toyota.

Dodge, nel 2011 una berlina sulla piattaforma di Alfa Romeo Giulietta

La sinergia tra il Gruppo Fiat e il Gruppo Chrysler è sempre più stretta, a mano a mano che ci si avvicina agli eventi chiave del programma di Sergio Marchionne per il rilancio di Chrysler e degli altri brand e per la rinascita di una Fiat un po’ più internazionale (con essa, anche altri fabbricanti italiani a quest’azienda legati). Inevitabilmente, questa liaison italo-americana funziona anche con la spartizione dei beni: ciò significa che non manca molto all’arrivo di vetture che utilizzino componenti dell’una e dell’altra parte. Nello specifico, bisognerà attendere sino al termine dell’anno venturo, quando verrà presentata una berlina Dodge (il primo dei brand americani del Gruppo Chrysler ad avventurarsi in questa pratica di economia di scala a livello extra-continentale) che utilizzerà una piattaforma del Gruppo Fiat.