Salone di Detroit 2011, Hyundai Veloster

di Riccardo Guerra Commenta

Via i camuffamenti, via il velo di mistero: la nuova Hyundai Veloster, hatchback di segmento C, fa la sua apparizione al Salone di Detroit 2011, pronta per essere commercializzata – inizialmente – negli Stati Uniti, ad un prezzo che, dicono, si aggirerà attorno a 20.000 dollari (che equivalgono, tanto per fare quattro conti, a poco oltre 15.000 euro). È forse, questa coupé due volumi, la più bizzarra (ed originale) delle declinazioni del “Fluidic Sculpture”, che, nel dizionario Hyundai, identifica il nuovo linguaggio stilistico di Thomas Burkle, attuale Direttore del Design della casa automobilistica sudcoreana.

Strana, la nuova Veloster, lo è per quel portellone minuto e per i gruppi ottici posteriori quasi scagliati dentro la morbida carrozzeria. Lo è, la nuova Hyundai Veloster, per i terminali di scarico centrali, di forma rigida, e per il diffusore posteriore, eccentrico, iper-dimensionato. Lo è, Veloster, per la seconda portiera, che si apre in maniera tradizionale, installata nella parte del passeggero, e per il lunotto, che fa tutt’uno con il tetto panoramico (una lunga, grande, colata di vetro che unisce coda e parte superiore). Lo è, infine, anche per le forme massicce, per la carrozzeria gommosa, per il frontale aggressivo, quasi mai indulgente. Tutto ciò è già pronto per la produzione (non è una concept car): in sostanza, significa che la coupé Hyundai Veloster rimarrà così come la vedete, su strada.

Non fa parlar di sé, invece, per la gamma di motorizzazioni: inizialmente, il costruttore orientale ha previsto che Hyundai Veloster venga dotata soltanto di un’unita benzina: si tratta di un nuovo motore 1,6 litri, ad iniezione diretta del carburante, della famiglia Gamma (prelevato dallo scaffale del Gruppo Hyundai-Kia), che eroga 140 cavalli a 6.300 giri/minuto e 167 Nm di coppia massima a 4.850 giri/minuto. A scelta, la nuova Veloster può essere dotata del cambio manuale a sei velocità, tradizionale, di serie, o della trasmissione DCT doppia frizione a sei marce (cambio che debutta per la prima volta su un’automobile del Gruppo). Pare che la casa costruttrice abbia progettato Veloster alla ricerca del miglior feeling di guida sportivo: non sappiamo, davvero, se ci sia riuscita.

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