La Ferrari vuole imparare dal GP di Silverstone

di Alba D'Alberto Commenta

In Inghilterra la Ferrari non è salita sul podio di una gara iniziata in regime di safety car. Alla fine Kimi Raikkonen ha chiuso quinto e Vettel è andato a punti ma rimediando soltanto la nona piazza. Sia il campione tedesco che Arrivabene ritengono di dover imparare la lezione inglese. 

Arrivabene, sempre molto lucido nell’analisi della performance della Rossa, deve ammettere che la Ferrari, in una gara che si sapeva difficile, non è riuscita ad essere veloce come avrebbero voluto i tecnici. E così spiega:

“Sapevamo che questa sarebbe stata una pista difficile per noi, ma se si vuole essere al vertice, non ci devono essere circuiti ‘difficili’. Questo è un tracciato sul quale, a prescindere dal motore, altre componenti giocano un ruolo fondamentale e qui ci sono mancate. Non è la prima volta, ma qui la cosa è emersa in maniera più evidente. In queste condizioni abbiamo scelto una strategia molto aggressiva, cambiando subito le gomme dopo la safety car: purtroppo questa scelta non ha pagato per via della neutralizzazione virtuale che c’è stata subito dopo. Ma ad essere sinceri, nella migliore delle ipotesi avremmo recuperato una posizione. I piloti hanno fatto un buon lavoro, pur penalizzati e in qualche modo innervositi dai problemi tecnici che conosciamo. Ora è tempo di voltare pagina, guardare all’Ungheria e fare tesoro della dura lezione imparata qui”.

Sembra dello stesso avviso anche Vettel che ribadisce di non aver spinto fuori volontariamente Felipe Massa. La penalità comunque non è stata essenziale.

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“Oggi è stata difficile, ma continuo ad avere fiducia nella nostra squadra e nella nostra macchina. Non c’è alcun motivo per andare nel panico, non è la fine del mondo. La scelta di tempo per rientrare ai box è stata azzeccata, ma poi l’uscita di pista non ha aiutato, perchè ho perso tutto il mio vantaggio. Alla fine la penalità non ha fatto alcuna differenza, non ho cercato di spingere fuori Felipe di proposito”.

 

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